C’era una volta la cittá dei matti
C’ERA UNA VOLTA LA CITTÀ DEI MATTI
Quando il giovane psichiatra Franco Basaglia entra per la prima volta nel manicomio di Gorizia, rimane sconvolto. Non trova un ospedale, ma un luogo di segregazione simile a un campo di concentramento: persone nude, sporche, legate ai letti, sottoposte a elettroshock indiscriminati e sedate pesantemente per renderle innocue.
Basaglia comprende che il manicomio non serve a guarire, ma a contenere e nascondere chi è "diverso" o "scomodo" per la società.
La prima, scandalosa decisione di Basaglia è aprire le porte. Toglie le sbarre, smette di usare le catene e le camicie di forza. Inizia a trattare i pazienti come persone, parlando con loro invece di ignorarli o sedarli.
L'Assemblea: Basaglia istituisce le "assemblee generali", dove medici, infermieri e pazienti si siedono insieme per discutere dei problemi della comunità. È un atto rivoluzionario: per la prima volta, i pazienti hanno diritto di parola e possono esprimere i propri desideri e le proprie sofferenza
La nascita di "Margherita" e gli altri: La serie segue le vicende di alcuni pazienti emblematici. Ad esempio, la figura di Margherita, una ragazza che attraverso il recupero della sua dignità e della sua identità inizia a riconnettersi con il mondo esterno, uscendo dal suo isolamento autistico.
Il conflitto con il sistema: La parte centrale del film mostra le durissime resistenze che Basaglia deve affrontare. I colleghi conservatori, la burocrazia, la politica locale e parte della cittadinanza vedono la sua opera come pericolosa. Basaglia viene ostacolato, accusato di mettere a rischio l'ordine pubblico, ma lui non arretra.
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